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Tutto nel mondo è burla
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 Falstaff è il commiato di un grande musicista, il suo saluto all'umanità. Un saluto che è un consiglio. Arrivati ad un certo punto, non vale la pena prendercela, meglio ridere sulle cose fatte e sugli errori commessi. Tutto nel mondo è una burla, un gioco, un teatro, dove a volte perfino le nostre azioni danno risultati opposti ai nostri intenti. Ma tant'è. Se nella vita avremo combinato qualcosa, potremo anche ridere di quel che abbiamo fatto, ed anche di quello che hanno fatto gli altri. Noi e gli altri, tutti attori on the stage, per recitare quella commedia talvolta a lieto fine che è la Vita, e che avrà sempre gli stessi atti, ma sempre con nuove battute, nuovi attori e nuovi spettatori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

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8 dicembre 2003

La scorta

Sabato notte mi è successa una cosa curiosa. Ero in centro e stavo andando a prendere lo scooter quando mi ferma un gruppo di ragazzi della Guardia di Finanza seduti su un marciapiede. Lucca era tappezzata di polizia e carabinieri, perchè vi si è tenuto l'incontro dei magistrati laici, nonchè, il giorno prima, un'incontro di Pera ed Amato con dei senatori americani. Scusa, mi fa uno, a quest'ora c'è un bar, o un locale aperto? Gli dico che la mia non è proprio una città notturna, e che a quell'ora i locali sono chiusi da un pezzo. Inizia una piacevole conversazione. Quello che mi ha chiamato mi sorprende perchè mi inquadra subito, indovina che vado bene all'università e ci scherzo, ehi, mi avete schedato? No, no, tranquillo. Mi chiedono che studio e, visto che faccio giurisprudenza, cosa voglia fare dopo. Non lo so ancora, mi piace il civile, ma anche il pm è bello, -Ah, vuoi fare il civile perchè prendi tanti soldi! -No, no, perchè mi piace. Mi raccontano dei processi cui hanno assistito e dei pm di Palermo a cui hanno fatto la scorta, Borsellino, Falcone, Ayala, Agnello, Caponnetto, gente coi controcoglioni, che di fronte ad un boss, senza alcun tentennamento e giocando con la penna dice, confermo-la-richiesta-di-vent'anni, mi raccontano dell'omertà che c'è da quelle parti, degli atti intimidatori che ricevono i loro scortati, ma mi dicono che sono contenti di rischiare la vita per Signori come Borsellino o Falcone. Poi si parla di politica, la città è di centrodestra o di centrosinistra? Io gli dico che è fondamentalmente cattolica, questa è la connotazione essenziale, che il comune è di centrodestra e la provincia di centrosinistra. Mi chiedono come la pensi, io gli dico che sono iscritto ai Ds ma non si scompongono, e che per sei voti non sono stato eletto consigliere comunale, ma se si vinceva ero fra i primi...Hanno simpatie mussoliniane, gli chiedo perchè sono di destra e loro mi rispondono che lo sono perchè gli unici che li difendono stanno a destra, ma che poi i ministri degli interni si comportano tutti allo stesso modo, a destra e a sinistra. A loro piace anche la Mussolini e mi chiedono che ne pensi io -A me sta simpatica, fa delle battaglie trasversali giuste, sui diritti civili, della donna, l'aborto, le coppie di fatto, i gaya. E della legge sulle droghe? - Non mi piace e credo sarà un fallimento, come la politica repressiva portata finora avanti dall'Onu. Ma a Lucca ne gira nei locali? Perchè in Versilia... -Non credo, gli dico, certo in Versilia girano tanti soldi quindi...Poi una domanda particolare: che ne pensi delle forze dell'ordine? Mi lascia spiazzato, che domanda è? Ci penso un po' e gli dico che è un lavoro difficile, pericoloso e malpagato. Anche per tutte quelle ore in cui uno lavora di notte...-Per quelle c'è un'indennità di trenta mila lire, mi fa uno un po' sconsolato. La fidanzata ce l'hai? No, no, rispondo, per ora sono un single convinto. Ma come fai quando vai via da casa a far tutto da solo? - Ci sarà la lavatrice...-Però niente sesso? -E chi l'ha detto? Ognuno può benissimo starsene a casa sua...Continuiamo a parlare, mi chiedono che scuola ho fatto, io gli dico il liceo classico, quello dove ha studiato Amato, -Amato sarà il prossimo presidente della Repubblica, fa uno, -lo spero, dico, mi piace molto. Un altro scherza, un giorno ti faremo da scorta, magari se diventi anche tu pm o presidnete della Repubblica...Alcuni vanno ad un forno a prendere i cornetti, continuo a parlare con uno, quello che mi aveva chiamato all'inizio. Bella voce, mi racconta che è di Napoli e la sua ragazza studia architettura; gli dico che è una città dove sono stato in gita con la scuola e mi è piaciuta moltissimo, non mi è affatto sembrato un far west; chiede cosa pensi di Fini e del fascismo, e io rispondo che Fini è un generale senza armate, ma che sta facendo la cosa giusta, e che il fascismo oltre ad essere una dittatura violenta ci ha fatto restare vent'anni indietro e gli dico di essere un dalemiano di ferro (anche D'Alema un generale senza armate, e su questo concordiamo). Gli confesso anche che mi colpiva Giorgio Almirante per la sua oratoria, e che ho la videocassetta dei funerali di Berlinguer, dove è molto commovente vedere il leader del Msi, che si reca a Botteghe Oscure sotto gli occhi stupefatti della folla. Lui mi chiede che ne penso dei pentiti. Gli dico che non mi piacciono, che uno che scioglie la gente nell'acido non può pentirsi, ma che sono l'unico mezzo per colpire la criminalità organizzata. Mi fa notare che lui prende 1200 euro al mese (!) e rischia la vita per combattere la mafia, ed un pentito ne prende 1500. Effettivamente qualcosa va rivisto. -Tu sei berlusconiano? -No, perchè lui ha fatto le leggi solo per sistemarsi. Gli domando, visto che è napoletano, che ne pensa di Bassolino e della Jervolino; ne ha un giudizio positivo, (-non importa se uno è di destra o di sinistra, basta che faccia bene-), anche se ritiene che Bassolino all'ultimo abbia un po' perso lo slancio iniziale. Parliamo di viaggi, di quelli fatti e di quelli futuri; io, che ci sono stato da poco, gli consiglio di andare a vedere Budapest. Mi dice che è dura la vita della scorta, sempre in giro, sempre esposto in prima persona. Torna la macchina che è andata a prendere i cornetti, e lui mi dice se voglio mangiare qualcosa con loro. No grazie, sono già passato al forno e sono quasi le cinque, sono un po' stanco. Ha fatto piacere ad entrambi parlarsi e ci diamo una calorosa stretta di mano. Ho imparato qualcosa, stanotte.




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4 dicembre 2003

Antisemitismo

Linko la parte che riguarda l'Italia del rapporto (insabbiato) Ue sull'antisemitismo, sperando più tardi di trovare il tempo per scrivere qualcosa di utile alla discussione




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1 dicembre 2003

Quale vi piace di più?

Falstaff vuole un'abat-jour, ma non sa quale comprare fra queste due: a sinistra abbiamo Nessino di Artemide, a destra Take di Kartell: quale vi piace di più? Consigliatemi, thanks!

                                                                                                




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1 dicembre 2003

Quasi uguali

In tv spesso manca il senso di quello che si dice. Mai dire domenica ha fatto vedere ieri sera un imbufalito Pappalardo che sbraita contro il pubblico, colpevole di non accorgersi che lui canta esattamente come Springsteen (sic!).

2 ore dopo Paolo Liguori, in un inutile finestra su Rete4 che si chiama Tg.com, proclama (sic!):"Parleremo dei due nemici da cui ci dovremo difendere questa settimana: l'influenza e il terrorismo!" Sì, direi che il pericolo è lo stesso.




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30 novembre 2003

Interrogativi prima di nuove guerre

Giorgio Bocca pone sull'Espresso di questa settimana un problema non secondario: per Bush il terrorismo e gli stati teocratici e medievali che abbondano nel Medioriente sono emanazioni del Demonio, ma per gli islamici cosa sono? Dice Bocca, "Valori democratici come la laicità, i partiti, l'autonomia della giustizia dalla religione, di una costituzione liberale dal Corano, la parità dei diritti fra uomini e donne, la supremazia dello Stato sui sistemi tribali sono pensabili in un sub continente che dovunque si realizza in teocrazia dove il diritto è affidato alla Sharia, la legge divina?" E' possibile la trasformazione di "principati clericali assolutisti della Penisola arabica o anche le dittature militari o monarchice dell'Africa del nord in tante svizzere dove si vota anche per la costruzione di un vespasiano?".

Molti islamici odiano l'Occidente perchè ritenuto osceno, immorale e contrario al Corano; quali possibilità di successo ha l'Occidente di esportare, fra l'altro con la forza, le sue categorie ed il suo modo di vivere laddove queste sono in odio ai più?

Io non penso che questo sia il caso specifico dell'Iraq, come Bocca ritiene, in quanto l'Iraq era anche con Saddam uno stato tendenzialmente laico. Ma questi interrogativi, per il futuro, restano validissimi. Compreso quello con cui si chiude l'articolo: di fronte al prevalere nei popoli arabi e nei giovani della violenza indiscriminata, non è più ragionevole, piuttosto che l'intervento diretto, il contenimento dall'esterno?




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30 novembre 2003

Forcaioli inglesi

In una intervista al Sunday Telegraph il responsabile per gli Interni del "governo ombra" conservatore, David Davis, ha detto di essere favorevole al ripristino della pena di morte in Gran Bretagna.
Il Partito Conservatore ha tuttavia immediatamente precisato che quella di Davis è un'opinione personale e non rispecchia la linea ufficiale del partito. La pena di morte è stata abolita in Gran Bretagna nel 1965.
Davis ha detto che vorrebbe ripristinarla per i delitti più gravi, come gli omicidi seriali ed ha precisato che non vorrebbe il ritorno della forca, bensì l'impiego di iniezioni letali.
Per saperne di piu' : http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/politics/3274245.stm




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28 novembre 2003

Venetennio, mon amour!

Se in Israele hanno visto Porta a porta di stasera, domani cacciano Fini a calci in culo. Per chi invece non ha visto la (vomitevole) trasmissione, gli riassumo il (vomitevole) pensiero, vergognosamente oppportunista, di la Russa: debbono essere condannate tutte le pagine del fascismo che hanno avuto a che fare con l'antisemitismo, solo quelle. Sì, è già qualcosa, ma lo aveva già detto Almirante, vent'anni fa. E per la condanna della repressione, della dittatura, degli omicidi politici, aspettiamo altri quarant'anni? Niente, neanche un cenno, anzi, secondo la Russa bisogna esaltare "la partecipazione di massa nella politica che è iniziata col fascismo"! Stronzo!, se non andavi a berciare in piazza ti ammazzavano, di quale cazzo di partecipazione parli?!? E Ferrara stasera mi sembrava rincoglionito, da buon ex-comunista, come tutti gli ex, è diventato più realista del re, e si è sperticato nel sostenere la "modernizzazione portata dal fascismo"! Ma che cazzo dici?!? Tu che sei così anglosassone, dovresti sapere che mentre il regime si profondeva nello studio di deliranti teorie sulla razza, Londra aveva da anni la metropolitana, per non parlare di quello che accadeva in America! Dov'è la modernizzazione?!? Quella fascista era un'economia autarchica e prevalentemente agricola, dove cazzo sta la modernizzazione?!?

Ed oltre a dover ascoltare tutto ciò, ho sbagliato a programmare il videoregistratore che non mi registrato Friends, merda!




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27 novembre 2003

Svolte

A me Alessandra Mussolini è simpatica. Un po' per i suoi modi ruspanti, un po' perchè -ed in An è l'unica!- su temi come le unioni di fatto, l'aborto, la fecondazione artificiale, ed i diritti dei gay è assai più progressista ed illuminata di mezzo Ulivo. Certo, quando parla di suo nonno cambio canale, non posso sentir parlare di un dittatore come un martire ed un benefattore. Malgrado tutti i disastri cui ci ha condotto il fascismo, lei suo nonno lo glorifica, e per amor suo ha annunciato di lasciare il partito, in quanto non approva le dichiarazioni rilasciate da Fini in Israele; esattamente, credo non gli piaccia quella in cui il vicepresidente dle Consiglio dice di aver cambiato idea su Mussolini.

Malgrado molti la pensino diversamente, io sono convinto che le svolte siano un bene per un partito: non è possibile che in una società che cambia velocemente i partiti continuino ad usare le stesse categorie di trent'anni fa, e a parlare alla gente come se questa fosse la stessa del secolo scorso. Per primo lo capì Craxi, ma poi è andata come è andata. Nell''89 poi lo capirono i comunisti che, proprio grazie al leader socialista, fecero il loro ingresso nell'Internazionale. I partiti del Novecento sono stati caratterizzati, nel bene e nel male, da grandi slanci ideali, ma il nietzscheano "innocente giuoco del divenire" impone sempre mutamenti. Per i comunisti la Bolognina è stata importante, ma non sufficiente, e significativo è stato unici anni più tardi l'abbandono della falce e martello. Io non credo che questi due eventi abbiano mutato l'identità del mio partito, che era e resta di sinistra, ma sono stati necessari per rinnovarsi, per aprirsi a quelle nuove situazioni che ottusamente il Pci rifiutava, a partire dall'economia di mercato. Certo che la svolta fu dolorosa per molti, allora, ma fu ugualmente presa dalla maggioranza del partito, con la consapevolezza che era necessaria per rompere definitivamente il legame col marxismo e con l'indubbio fallimento del comunismo ed aprirsi alle grandi tradizioni socialiste europee, ad una società italiana che non era più caratterizzata da proletariato e borghesia, che aveva bisogno di nuovi impulsi e non di rivoluzioni ed avvertiva nuovi bisogni ed esigenze.  

Io mi chiedo quanti in An condividano ciò che ha detto il loro leader, che a me sembra tanto un generale senza armate. Non credo che la svolta che sta conducendo Fini sia largamente apprezzata e condivisa all'interno del partito, mi sembra che siano più le voci, per un motivo o per l'altro, di dissenso che quelle di approvazione, in genere molto timide. Un partito non lo fa il capo, ma tutti gli iscritti ed i militanti. Ecco, io non penso che An abbia fatto un percorso di rinnovamento paragonabile a quello del Pci, nè che al suo interno abbia, magari a malincuore, riconosciuto il fallimento dell'esperienza da cui proviene. Fini sì, bisogna dargliene atto, ha compiuto molta parte del cammino, ma mi pare che l'abbia fatto da solo. Lo dimostra come hanno reagito molti esponenti di An alle sue parole in Israele, le dichiarazioni di Tremaglia, Storace, Mussolini. E l'ala liberal ha taciuto, evidentemente consapevole di essere in minoranza. La stessa levata di scudi che si ha contro la proposta di cambiare simbolo è sintomatica di uno zoccolo duro ampiamente maggioritario che non vuole cambiare, e di una base per lo più ancora innamorata del busto del Duce, che è contro il voto agli immigrati e per la pena di morte, nonchè reazionaria di fronte alle nuove forme di economia, almeno stando ad un sondaggio condotto fra i suoi iscritti per conto di Repubblica.

Una destra moderna ed europea farebbe bene al bipolarismo, ma oggi quelli che, assieme a Fini, la cercano di costruire sono pochi, e poco è quello che per ora si vede.




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25 novembre 2003

Vi piace?

 

Falstaff ha dato sfogo al suo amore per il design comprando questa splendida lampada di Foscarini (vetro, 55 x 55, colore arancione). Vi piace?

 




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24 novembre 2003

Altre tempre

In un paese dove chi governa fa leggi per evitare i processi e gli imputati si trasformano in deliranti accusatori, l'ottantatreenne senatore a vita Colombo va controcorrente e senza troppi giri di parole ammette:"La cocaina era per me". Onestà rara e disarmante, chapeau!




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23 novembre 2003

Perchè Previti è contento?

Previti è tanto contento della sua sentenza, o almeno così dice. I suoi legali un po' meno perchè, e non fa una piega, dicono che se uno è innocente non deve essere condannato. Ed infatti ora si va in appello. Il succo è che Previti, Pacifico e Squillante sono stati condannati rispettivamente a 5, 4 ed 8 anni, non per corruzione in atti giudiziari, ma per semplice corruzione: i giudici infatti hanno derubricato il reato, ma hanno inflitto il massimo della pena previsto. Non mi sembra ci possano essere grandi soddisfazioni: la corruzione c'è stata, Previti era il corruttore e Squillante il corrotto. Punto e basta. I giudici hanno ritenuto provato quel contesto di corruzione ambientale, descritto da Stefania Ariosto, per cui la Fininvest attraverso gli avvocati Previti e Pacifico teneva stabilmente a libro paga Renato Squillante perché «ponesse le sue funzioni al servizio dei loro interessi, violasse il segreto d’ufficio fornendo le informazioni a lui richieste, intervenisse su altri appartenenti agli uffici giudiziari al fine di indurli a compiere atti contrari al dovere d’ufficio in modo da favorire Fininvest spa e le società sue controllate, partecipate e collegate o comunque gli erogatori (Previti, Berlusconi e Pacifico, ndr) anche trasferendo o facendo pervenire a questi pubblici ufficiali denaro».

Le prove di questa corruzione sono ancorate principalmente a due episodi accertati. Il 6 marzo del 1991 dal conto Ferrido, di cui era titolare Giuseppino Scabini dirigente della tesoreria del gruppo Fininvest, e «alimentato con rimesse extracontabili del gruppo Fininvest» (fondi neri) parte un bonifico di 434.407,87 dollari a favore del conto H8545 Mercier di Previti. Stesso giorno e stessa valuta, viene accreditato l’identico importo, decimali compresi, sul conto Rowena di cui è titolare Renato Squillante e proveniente dal conto Mercier di Previti.

Secondo l’accusa, Squillante fu pagato anche per intervenire sulla vicenda Sme. Il 26 luglio dell’88, poco dopo il deposito della sentenza della Cassazione che annullava definitivamente la vendita alla Buitoni del colosso agro-alimentare, parte un bonifico che proviene dal conto del defunto Pietro Barilla, socio di Berlusconi nella cordata Iar, concorrente di Buitoni per l’acquisto di Sme. Dal conto di Barilla aperto presso la Interallianz Bank di Zurigo parte un bonifico di un miliardo destinato al conto Quasar di Pacifico, che gira 850 milioni a Previti, sul conto Mercier, 100 milioni a Squillante su un conto aperto presso la Banca commerciale di Lugano e trattiene 50 milioni per se.

Possono esser più contenti, il giudice Verde, il giudice Misiani, la nuora di Squillante, Olga Savchenko, ed i due figli di Previti, per i quali il reato è prescritto. Nonchè Silvio berlusconi, che grazie al Lodo Schifani ha evitato di esser giudicato. Scontenti, oltre ai legali di Previti, anche quelli di parte civile, Pisapia dice che la sentenza lo convince solo in parte, forse perchè gli imputati sono stati invece assolti perché il fatto non sussiste per l'altro capo d'imputazione: la mancata vendita della Sme alla Cir di Carlo De Benedetti.

Ma insomma, di che cazzo è contento Previti?




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22 novembre 2003

Genova per Conte

Con quella faccia un po' così
quell'espressione un po' così
che abbiamo noi prima di andare a Genova
che ben sicuri mai non siamo
che quel posto dove andiamo
non c'inghiotte e non torniamo più.

Eppur parenti siamo un po'
di quella gente che c'è lì
che in fondo in fondo è come noi, selvatica,
ma che paura ci fa quel mare scuro
che si muove anche di notte e non sta fermo mai.

Genova per noi
che stiamo in fondo alla campagna
e abbiamo il sole in piazza rare volte
e il resto è pioggia che ci bagna.
Genova, dicevo, è un'idea come un'altra.
Ah, la la la la la la

Ma quella faccia un po' così
quell'espressione un po' così
che abbiamo noi mentre guardiamo Genova
ed ogni volta l'annusiamo
e circospetti ci muoviamo
un po' randagi ci sentiamo noi.

Macaia, scimmia di luce e di follia,
foschia, pesci, Africa, sonno, nausea, fantasia...
e intanto, nell'ombra dei loro armadi
tengono lini e vecchie lavande
lasciaci tornare ai nostri temporali
Genova ha i giorni tutti uguali.

In un'immobile campagna
con la pioggia che ci bagna
e i gamberoni rossi sono un sogno
e il sole è un lampo giallo al parabrise...

Con quella faccia un po' così
quell'espressione un po' così
che abbiamo noi che abbiamo visto Genova
che ben sicuri mai non siamo
che quel posto dove andiamo
non c'inghiotte e non torniamo più.

(Paolo Conte, Genova per noi, 1998)




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20 novembre 2003

Cialtroneria

Io odio la cialtroneria. E la Telecom è una banda di cialtroni. Mi telefona i primi di ottobre: pronto? Sì, buongiorno, le interessa avere gratuitamente in prova l'Adsl fino a metà gennaio? Non pagherà nulla-nulla-nulla! - Perbacco, d'accordo, le do i miei dati, quando mi arriverà il modem? - Nel giro di dieci giorni, arrivederci. - Arrivederci, grazie! Dopo tre giorni arriva il contratto, ma dopo due settimane il modem continua a latitare. Telefono: eh sì, non le arriva perchè c'è stato un errore, ma ora glielo correggo, stia tranquillo. - Passa un'altra settimana e non arriva niente, richiamo: mi spiace ma chi le ha corretto l'ordine ha sbagliato, ma ora ci penso io, le inoltro una nuova richiesta, vedrà che in pochi giorni avrà tutto! - Ripassano cinque giorni, non si vede niente. Pronto, mi scusi ma io continuo ad essere senza modem, perchè? - Eh, perchè l'ordine è stato ripetuto, ma essendocene già uno in corso è stato automaticamente annullato! Ora comunque correggo la procedura, pazienti ancora qualche giorno...- Ripassa una settimana, del modem neanche l'ombra, richiamo e finalmente parlo con qualcuno che mi sembra un po' più sveglio, tant'è che dopo avergli spiegato tutto mi fa presente che la promozione di cui parlo non esiste: forse-qualcuno-si-è-spacciato-per-uno-di-noi. Ma che sta dicendo?!?, se voi avete i miei dati, vuol dire che è stato uno di voi a telefonarmi! Chiamo allora il servizio clienti Telecom della Toscana, ma qui i centralinisti sono ancora più inetti: mi tocca ben telefonare quattro volte, perchè ogni volta mi trasferiscono ad un interno dove non risponde nessuno! Richiamo allora il 187, ho di nuovo conferma che la promozione non è mai esistita, faccio presente che allora chi me l'ha proposto è un cretino od un farabutto, e mi dicono che mi avrebbero fatto telefonare dal gran capo del servizio clienti entro una settimana. Fantastico, gli dico, ma nel frattempo se arriva il modem che faccio? Io non intendo pagare per una cosa che non ho chiesto nè tantomeno di cui ho potuto, grazie a voi, usufruire. - Non si preoccupi, le spiegherà tutto il gran capo quando la chiama. - Sono passati sei giorni da questa telefonata, oltre un mese da quando ho avuto la pessima idea di rispondere sì all'inesistente invito della Telecom e sto ancora aspettando, sia la telefonata del gran capo, sia il modem. Come direbbe Gaber, le telecomunicazioni peggio che da noi, solo in Uganda!




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19 novembre 2003

La moglie dell'imam

Il signor Mamour, quello che ha educato i figli a chiamare zio bin Laden, è stato espulso e ne sono sinceramente contento; la tv italiana abbonda già di stronzi, non occorre importarne altri. Ha seguito l'imam anche la moglie Umm Yahya Aisha Barbara Farina, che salmoidiando alla Malpensa Allah-akbar, si è è imbarcata per il Senegal con i tre piccoli ed innocenti figli. E' un personaggio curioso ed inquietante la signora Farina, a cui il Foglio di oggi dedica un simpatico ritratto. Leggo che è milanese e parla di guerra santa come fosse la moglie di bin Laden, si è sposata un imam bigamo e si è convertita all'Islam a trentaquattro anni, convinta che solo esso potesse salvare l'istituzione della famiglia (evidentemente fondata su strani presupposti: oltre alla bigamia, la signora ritiene infatti che se un amico viene a trovare suo marito, lei debba abbandonare quella stanza). E come ogni convertito, si precipita sulle posizioni più radicali: non solo si spertica nella difesa di bin Laden, ma anche va a giro nel niqab, velo integrale che copre tutto il corpo dalla testa ai piedi, e per le mani provvedono due lunghi guanti che arrivano fin sopra il gomito. Ma la cosa che più mi ha colpito è stato leggere che la stronza (titolo che gli conferisco come premio per i suoi proclami) è stata la prima cittadina italiana ad aver ottenuto, nel 1994, di comparire velata nella foto sul documento d'identità. Ritengo questa una trovata pessima. Non solo perchè la carta d'identità della signora Farina vale quanto un falso (chiunque poteva essere nell'imbracatura), ma soprattutto per ragioni ancora più profonde. Se lo si permette a lei, domani lo si dovrà permettere a tutte quelle donne che nel velo ci sono non per scelta (idiota, ma pur sempre libera), ma perchè costrette dal marito o dal padre seguaci di Allah, e così lo stato avalla, con la scusa della tolleranza, un segno di segregazione e di umiliazione mostruoso. E questo non va affatto bene. La signora Umm dice che il suo sogno è vivere in un bello stato teocratico stile medioevo, altro che Egitto o Marocco! Ma io sono convinto che i sogni delle donne islamiche siano ben altri: sono sicuro che esse non vorrebbero essere infibulate, nè ridotte come schiave, ma vorrebbero dare un bel calcio nelle palle ai barbuti mariti con la sottana, senza andare incontro alla lapidazione; di certo non vorrebbero starsene in quell'odiosa prigione che è il burqa o il niqab, ma uscire con le amiche, studiare, truccarsi, farsi una vita, andare al cinema, ad un concerto, al teatro (svaghi proibitissimi nelle teocrazie, non sia mai che uno si diverta o scopra che ci sono tanti altri modi migliori di vivere!). Queste donne sono il futuro su cui investire per una vera e sana integrazione, altro che veli! Quindi, se la moglie dell'imam ambisce a vivere in Arabia Saudita od in Nigeria, ci vada e si diverta, ma qui in Europa, dove gli stati sono laici, ci sono dei principi da difendere e da non svendere sotto la falsa tolleranza. Bene ha fatto la Francia, che dopo aver messo via i crocifissi dai luoghi pubblici cento anni fa, oggi espelle dalle scuole quelle studentesse che in aula se ne stanno avvolte nel velo. Anche l'Italia non deve tollerare nè nelle scuole, nè sui documenti, nè negli edifici pubblici veli e burqa, simboli per milioni di donne di prigionia e di segregazione. E' finito il tempo degli schiavi, e non si deve cedere con un falso pietismo a concessioni che minano alla base la nostra idea di società. Dobbiamo convivere con gente di altri popoli, ma bisogna mettere paletti ben visibili fra ciò che è integrabile con la nostra storia e la nostra società e ciò che è un insulto alla libertà e alla ragione. Per me fra infibulazione e burqa non c'è differenza, l'umiliazione per chi li subisce è uguale, il mio sdegno pure. Solo l'ipocrisia può suggerire diversamente.




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18 novembre 2003

Veri eroi e falsi rivoluzionari

Oggi per il nostro Paese è stato un giorno triste. Mi è tornata in mente una bella poesia di Pasolini, Il Pci ai giovani, indirizzata a tutti i rivoluzionari-del-cazzo di ieri, oggi e domani. Questa poesia parla degli scontri fra giovani manifestanti e polizia, ma io ritengo che abbia un significato metastorico.



È triste. La polemica contro
il PCI andava fatta nella prima metà
del decennio passato. Siete in ritardo, figli.
E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati...

Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio
delle Università) il culo. Io no, amici.
Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati
(benissimo) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccoloborghesi, amici.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.
La madre incallita come un facchino, o tenera,
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli, la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc. ecc.
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
con quella stoffa ruvida che puzza di rancio
fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
e lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in una esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.
A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, amici.




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15 novembre 2003

Piaccia o non piaccia, ci devono restare

Molti a sinistra chiedono il ritiro delle nostre truppe dall'Iraq; è indubbio che l'intera strategia vada riveduta e corretta e che troppi siano stati gli errori americani, a partire dallo smantellamento dell'esercito iracheno che ha fatto guadagnare agli occupanti l'antipatia di almeno 450.000 famiglie lasciate senza reddito (comeposte in media da 6 persone a nucleo). Ma chi chiede il ritiro immediato di tutte le truppe, si pone la domanda di cosa succederebbe dopo? Io me la sono posta la domanda e mi sono dato questa risposta. Avremmo una popolazione stremata e impoverita dalla dittatura e dalla guerra che, abbandonata a loro stessa, darebbe vita ad innumerevoli faide e saccheggi interni, secondo il modello hobbesiano dell'homo hominis lupus. Inoltre si aprirebbe la strada alle prediche dei fondamentalisti islamici, che sempre trovano terreno fertilissimo fra la povera gente, vedi la Palestina: così un paese tendenzialmente laico sarebbe pervaso da un folle sentimento religioso, con esiti disastrosi, sia per quegli iracheni che non hanno alcuna intenzione di mettersi sotto una bella teocrazia, sia per il resto del mondo. Alla fine, gli iracheni potrebbero amaramente dire che si stava meglio quando si stava peggio. Certo che i caschi blu sarebbero più indicati a svolgere il ruolo oggi ricoperto dagli Usa e dagli altri paesi che sono in quella terra, ma, ahimè, abbiamo sempre visto che l'azione dei Caschi blu è pari a quella delle Giovani marmotte, il che non mi sembra molto utile. Bosogna che le truppe oggi presenti restino, che il processo di restituzione dell'Iraq agli iracheni sia accelerato il più possibile, ma sarebbe un grosso errore -pari a quello che gli Usa fecero nel '91- tornarsene a casa. Abbiamo tutti visto quel che successe nei giorni dopo la presa di Baghdad: tutti quei saccheggi avvennero malgrado la presenza (malgestita dal Pentagono) dei militari: pensiamo dunque a quel che potrebbe accadere se anche questa presenza venisse meno. Purtroppo l'Iraq non è come l'Italia dopo il fascismo: noi avevamo avuto prima del regime una costituzione, un parlamento, dei partiti, dei sindacati, una imperfetta e lacunosa (ma pur sempre) democrazia, una classe dirigente di altissimo livello, ed una società molto più omogenea di quella irachena. Tutte cose di cui in Iraq bisogna stimolarne la costruzione. Piaccia o non piaccia, gli occupanti devono restare: il meno possibile, ma per tutto il tempo necessario.




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15 novembre 2003

Blog sempre più amico del popolo ebraico

Istanbul, 2 autobombe contro i templi ebraici, 20 morti, 257 i feriti. Shalom




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12 novembre 2003

Niente e così sia


Padre Nostro che sei nei cieli dacci oggi il nostro massacro quotidiano, liberaci dall'insegnamento che ci dette tuo Figlio, tanto non è servito a niente, non serve a niente e così sia.

Oriana Fallaci, Niente e così sia (1969)

E per oggi basta così.




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11 novembre 2003

No-global

Fra poco si apre a Parigi, Saint Denis, il Forum Sociale Europeo. Tralasciando il mio parere sull'evento, rendo conto di un affaire scoppiato fra gli organizzatori, di cui informa l'Espresso (purtroppo l'articolo online è a pagamento). E' successo che il prof. Tariq Ramadan, punto di riferimento per le associazioni mussulmane francesi,  ha scritto un articolo sul conflitto mediorientale, rifiutato da Le Monde e Liberation, e bollato dal filosofo ebreo Bernard-Henry Lévy come "un testo nauseabondo, paragonabile al Protocollo dei saggi di Sion". L'articolo è stato invece accolto sul sito del Social forum europeo, facendo scoppiarte un putiferio. Come se non bastasse, la storica associazione Sos racisme (quella per intenderci che fece causa alla Fallaci) si è defilata dalla preparazione della quattro giorni di Saint Denis quando si è vista contestare il titolo di un seminario sull'antisemitismo; ora non si sa più se è dentro o fuori il Forum, ed il suo presidente Dominique Sopo proclama:"nel Sfe non può trovar posto un personaggio come Ramadan, antisemita sotto la formula di un antico comunitarismo". Pierre Khalfa di Attac, portavoce del Sfe, risponde:"Tariq ha condannato senza ambiguità l'antisemitismo che effettivamente sta montando fra i giovani mussulmani delle banlieues! Ci sono tra noi divergenze, certo: l'idea che la fonte del diritto sia nel Corano, o la visione religiosa del mondo che considera le fedi anzichè gli individui. Ma è un mondo in cammino, il loro, e procedere insieme a noi finirà per cambiarli" (questo qui sta fresco, ndr).

In questa querelle si è introdotto il filosofo André Glucksmann con un bell'articolo pubblicato dall'Espresso che riporto di seguito.

Il signor Ramadan non è un talebano, nè un partigiano del Gia, il partito degli islamici algerini, bensì un professore con il quale si può parlare di Aristotele o di Cartesio. Ma sotto i suoi orpelli accademici si cela un maestro del doppio linguaggio, che ha già ingannato parecchie persone, un fautore di integralismo che non concede altro alla modernità salvo una "moratoria" sulla lapidazione delle donne adultere. Nelle sue prese di posizione polemiche, si fregia, astutamente, della qualifica di "membro del gruppo dei Saggi per il dialogo fra i popoli e le culture presso la Copmmissione europea sotto la presidenza di Romano Prodi". Grazie a questa investitura, egli appare così accreditato come un apostolo del riavvicinamento fra le genti e le religioni. Possiamo sentirci, dunque, rassicurati. Perchè non compiere un ulteriore sforzo, eleggendolo arbitro del dialogo fra israeliani e palestinesi?

 Il fatto che il rispettoso nipotino del fondatore della setta dei Fratelli Musulmani scenda in guerra contro gli intellettuali ebrei "onnipresenti sui mass media", non sorprende da parte di un uomo che ha apprezzato "gli atteggiamenti costruttivi e ragionevoli" dei dirigenti del Fis, il Fronte islamico di salvezza algerino, nel momento più buio delle stragi. Questo la dice lunga sul suo spirito di tolleranza. Ma quel che più mi preoccupa non è tanto lui, bensì i suoi amici, avversari della mondializzazione, pacifisti, infarciti di buoni sentimenti, e il loro rapporto startegico con il suo odio per gli ebrei. Assisteremo dunque alle nozze fra il movimento no-global e il saggio fondamentalista? Ramadam già presiede la sessione plenariaq del Forum sociale europeo sull'"antirazzismo, la xenofobia e antisemitismo". Le sue esternazioni, rifiutate dai grandi quotidiani parigini, trovano spazio sul sito Internet di questo organismo. Che significa, che è diventato il consigliere per l'antirazzismo e l'antisemitismo degli eroi di Durban, di Genova e di Porto Alegre?

Fra questi benpensanti, una sparuta minoranza ha levato la sua voce di protesta. Ma invano. Pierre Khalfa, animatore del movimento dei no-global europei e membro del consiglio scientifico di Attac respinge le "false accuse" mosse contro il suo nuovo amico e il deputato verde Noel Mamère vede nella campagna condotta contro di lui "un tentativo di destabilizzare il Forum. Ed ecco allora che, paradossalmente, i fautori di discordia non appiaono più quelli che che pronunciano discorsi antisemiti, ma quelli che li denunciano. Quando chi vede chiaro indica le nuvole nere che preannunciano tempeste storiche, il no-global guarda il dito. Per i verdi ed i trotzkisti alla ricerca di seguaci, le dichiarazioni di Ramadan non hanno niente di riprovevole. Il veleno entra, così, sottilmente in circolo: dire che Kouchner, Lévy o Glucksmann affermano questo o quello perchè sono ebrei non ha niente di antisemita! Poichè nessuno di essi appartiene (pour cause) alla sua religione, sono allora il sangue e la nascita che li spingono a parlare in quel modo. I no-global avallano l'ipotesi oscurantista sull'esistenza di un complotto di intellettuali che non pensano con la loro testa ma secondo la propria razza. Gli ebrei vengono così screditati in anticipo. Con la osla eccezione, contemplata dal magnanimo Ramadan, di coloro che abbracciano la sua causa. O siete d'accordo con lui, o venite smascherati come ebrei o filosemiti. E in questo modo, il dialogo finisce prima ancora di cominciare.

Ci troviamo qui di fronte a un dilemma di fondo della sinistra europea. In nome della difesa degli oppressi, della lotta contro il grande capitale e l'imperialismo (americano), e dei diritti calpestati dei palestinesi, i suoi discorsi evocano schemi e ossessioni in cui confluiscono l'antisemitismo delle vecchie destre chauviniste e l'anti-cosmopolitismo degli stalinisti repressi. C'è qualcosa di marcio nel regno dei no-global. Assumere a portabandiera uno come Josè Bové, che vede lo zampino del Mossad negli attentati alle sinagoghe in Francia (salvo poi scusarsene più tardi, quasi si trattasse di un'inavertenza senza strascichi) è soltanto una piccola spia di una deriva inquietante. Verso la metà degli anni '90, il pontefice dell'integralismo sudanese, Hassan al-Tourabi, aveva proclamato:"Tariq Ramadan rappresenta il futuro dell'Islam". Se i fatti gli hanno dato torto, ciò lo si deve alle battaglie coraggiose condotte dalle donne algerine, afgane o iraniane, non certo a quegli europei che sognano un mondo diverso alleandosi con le forze più reazionarie di quello esistente. Il mondo che io sogno si costruisce a Teheran con gli studenti che contestano i Mullah o nelle nostre periferie con le donne che si ribellano al grido di "Nè puttane, nè sottomesse", e non certo sulle tribune di Saint Denis con Tariq Ramadan.


Falstaff sottoscrive mille volte.




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10 novembre 2003

Governo supervigliacco

A seguito dell'approvazione, giovedì alla Camera dei Deputati, di due mozioni (a cui hanno votato contro le opposizioni) della maggioranza che non impegnano il Governo a presentare una risoluzione pro-moratoria all'Assemblea Generale Onu in corso, Sergio D'Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino, ha dichiarato:
"C'è una sola parola per definire la conclusione a cui il governo italiano ha condotto la vicenda della moratoria all'Onu: fallimento. Per giustificarlo, il Governo farebbe bene a non nascondersi dietro il "dissenso" europeo verso l'iniziativa italiana in Assemblea Generale, perchè in questi mesi, invece di superarlo, quel dissenso, la presidenza italiana dell'UE non ha fatto altro che alimentarlo, amplificarlo e alla fine, come dimostra il voto di oggi alla Camera, condividerlo. Quel dissenso, quelle contrarietà, la presidenza italiana non li ha subiti ma se li è andati a cercare innanzitutto nel momento in cui ha deciso di consentire ai paesi membri dell'UE di esercitare - come se l'UE fosse il Consiglio di Sicurezza dell'ONU- un diritto di veto che non esiste né politicamente, né statutariamente.
A luglio, l'Italia poteva registrare solo sei paesi europei contrari all'iniziativa: in poche settimane, il governo è riuscito nel miracolo di averli contro tutti e 15, non solo i 14 partner europei ma anche sé stesso. Complimenti! Con le sue perplessità, la sua mancanza di convinzione e, quindi, di credibilità, il governo italiano non solo ha consolidato in Europa le posizioni dei fondamentalisti dell'abolizione ma ha anche letteralmente ucciso l'unica prospettiva concreta, ragionevole e rigorosa per giungere in tempi brevi all'abolizione completa della pena di morte, cioè attraverso la moratoria Onu delle esecuzioni capitali.
Nel giudicare la condotta italiana, si tratta solo di scegliere tra le seguenti fattispecie: la manifestazione di mediocrità politica o la prova di incapacità operativa. In ogni caso, il governo ha dimostrato di non essere all'altezza delle proprie convinzioni (se ci sono mai state) e di non essere all'altezza neanche delle proprie convenienze. Non vedo, alla fine ormai del semestre italiano, profilarsi altri risultati per cui il governo italiano possa dire: è stato un successo."




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10 novembre 2003

Teste di cazzo

Dalle news 24 ore di Repubblica: Vienna, 23:02 - Una cerimonia commemorativa in ricordo della "notte dei cristalli" (dalle vetrate infrante dai nazisti nei quartieri ebraici di diverse città della Germania nella notte tra l'8 e il 9 novembre del 1938) è stata disturbata a Vienna da un gruppo che inneggiava alla Palestina contro Israele e gli Usa.




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8 novembre 2003

Le Monde a la raison!

Vergona per l'Europa. Questo è il titolo di Le Monde sulle dichiarazioni che Berlusconi ha fatto alla conferenza stampa con Putin su Cecenia ed affare Yukos.  Repubblica riporta i passaggi salienti dell'articolo, ma chi se lo vuolo leggere tutto, vada sul sito di Le Monde, all'editoriale ed all'articolo. "Il capo del governo italiano, che presiede l'Ue fino alla fine dell'anno, non presenta le posizioni dei Quindici. E le posizioni che difende ci fanno vergogna", scrive il giornale francese che attacca a fondo Putin e vede nella sortita di Berlusconi a favore del presidente russo - "che sembrava insuperabile per la brutalità e la volgarità delle risposte" - un'ulteriore conferma di come la "presidenza di turno dell'Ue vada abbandonata a favore di un presidente stabile, eletto dal consiglio europeo per parecchi anni".  Il quotidiano francese sottolinea poi che "è ora di cambiare il sistema in modo da evitare che gli europei siano rappresentati da qualcuno di cui non si può contestare la legittimità democratica in Italia ma che non sa parlare a nome di tutti". Ma ce ne sono anche per Prodi, che non doveva aspettare di lasciare Roma per far conoscere il suo disaccordo con Berlusconi. E la preoccupazione di Le Monde è anche per il fattop che le altre potenze europee non si sono affrettate a stigmatizzare le dichiarazioni del presidente di turno dell'Ue, evidentemente timorose di infastidire "il padrone del Cremlino". Conclude il quotidiano francese dicendo che "l'Europa di Putin non è la nostra". E neanche la mia.<




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8 novembre 2003

Trema, George!


 


 


 


 


Il dottor Dean continua ad andare bene nei sondaggi e si conferma come il candidato democratico più finanziato con circa 25 milioni di dollari, seguito a breve distanza solo da Kerry. Dean ha suscitato l'ira di tuti gli altri candidati democratici perchè, parlando di un razzismo di ritorno degli stati del nord verso gli stati del sud, e invitando tutti i democratici a farsi carico del problema ha, incautamente, detto che la bandiera stripes and stars è razzista, per l'uso razzista che ne è stato fatto nel corso della storia nei confronti degli stati del sud; ma, accorotsi della bagarre scatenata, si è subito affrettato a correggere il tiro della dichiarazione. Proprio quando si entra nella fase decisiva della campagna elettorale, cerchiamo di non pisciare per terra!.




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8 novembre 2003

Humor labronico

 

Ecco a voi la locandina di questo mese del giornale  satirico livornese Il Vernacoliere!




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8 novembre 2003

Ops!

Clamorosa gaffe del presidente brasiliano Luiz Ignacio Lula Da Silva in visita in Namibia. Accomiatandosi all'aeroporto dal suo ospite, il presidente namibiano San Nujoma, Lula ha esclamato: "Sono sorpreso perché quando si arriva a Windhoek non sembra di stare in un Paese africano. Poche città al mondo sono pulite e belle come Winsdhoek".




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8 novembre 2003

Del Giordano le rive saluto

Falstaff è amico del popolo israeliano, presumibilmente ferito dopo il capolavoro della Commissione europea (sic!), e dunque aderisce all'iniziativa di Neoliberal




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6 novembre 2003

Odio i censori, Moige compreso

Leggo su Repubblica di un brillante monologo di Beppe Grillo ieri sera a Striscia (che -ahimè!- non ho visto). Ha parlato del blakout, della Gasparri e dei numeri 709 della Telecom. Ha sollevato questioni su cui sarebbe stato utile che gli italiani riflettessero, insomma. Invece, pare che oggi tutta la discussione sia sulle proteste di Confalonieri, irritato soprattutto per le frasi su Gasparri, e di quelle dei vari movimenti pro-minori, Moige in prima linea, imbufaliti per il linguaggio scurrile di Grillo. Ora, io non ho visto la trasmissione, ma dalle battute riportate dai giornali non mi sembra di veder niente di così scurrile.

Comunque, non riesco a capire il Moige & C.. Siamo ovviamente tutti d'accordo che la mattina ed il pomeriggio non si possano trasmettere film porno o cose non propriamente adatte a tutti quelli che in queste ore possono essere davanti allo schermo (e spesso non occorre che per esser indatto un programma contenga nudità o parole scurrili). Ma non capisco quando i movimenti dei genitori (ma quanti genitori rappresentano, poi?) lanciano strali su Grillo, o sul film della serata, e straparlano di censure. Ma che genitori siete? Fino 13-14 anni i miei se alle dieci ero ancora in piedi mi rompevano a non finire finchè non andavo rassegnato a letto (fra l'altro loro vanno a dormire assai presto). Da piccolo mi piaceva guardare I Simpson, che il primo anno di trasmissione venivano mandati in onda alle 22,30 su Canale5 dopo Paperissima, ma non c'era modo di convincerli: era troppo tardi. Per fortuna c'era il videoregistratore che consentiva di evitare litigi...Una volta invece presero in videocassetta "Il silenzio degli innocenti" ed io lo guardavo con loro: accortisi fin dalle prime scene che non era un film per me, si interruppe la proiezione, non mi ricordo con che scusa. Così si fa, cari genitori del Moige. Se non volete che vostro figlio non guardi l'ultimo film di Kubrik, non rompete le palle a tutti quelli più grandicelli che lo vogliono vedere ad un ora decente, non scrivete lettere alle Tv e  proclami alla stampa perchè sia spostato l'orario della messa in onda. Quella sera mandate i figli a letto, noleggiategli un cartone animato, parlateci, insomma, affari vostri. Oltretutto sono sicuro che voi sbraitate tanto, ma nelle camere dei vostri infanti non mancano tv e videoregistratore o dvd, vero? Se temete la tv, gliela mettete in camera, stronzi?!? Inoltre secondo me non avete ben chiaro il concetto di diseducativo...un film farcito di insulti, non è il massimo da far vedere ad un bambino di otto anni, che il giorno dopo le ripete tutte; ma i demenziali ed insulsi programmucoli, all'apparenza casti e puri, dove sembra che i problemi della vita siano quelli di Tizia che vuol fare la velina o di Caia che vuol fare l'attrice o di Sempronio che ha tradito la fidanzata eccetera eccetera, e che i vostri figli guardano sicuramente, li ritenete così educativi? Generazioni che non leggono i giornali e figuriamoci i libri, che ignorano cosa sia un teatro od un cinema se non quando l'affollano per vedere la peggiata natalizia, che non sanno un cazzo di quello che avviene nel mondo (e magari saccentemente cianciano certo-che-la-guerra-è-giusta, mi-piace-Berlusconi-perchè-è-il-presidente-del-Milan, quando poi magari gli chiedi se sanno chi era Mangano e chi erano Falcone o Borsellino e ti guardano inebetiti), caro Moige non sono dovute ad un film troppo spinto o a Grilllo troppo scurrile, ma innanzitutto alla vostra inettitudine. Quindi finitela di blaterare, e fate il vostro compito di genitori, se lo sapete fare. E non temete che vostro figlio veda le nudità della Kidman (recente esempio di vostra censura): ad una certa età, con certe immagini ci si prende la mano.




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6 novembre 2003

La riforma della Lega fa schifo e giustamente viene bocciata

36 franchi tiratori impediscono alla camera l'approvazione della (contro)riforma Castelli sui tribunali di minori: viene accoltà la pregiudiziale di costituzionalità presentata da Ulivo e Prc. "I magistrati possono stare tranquilli, non si faranno le riforme", commenta, amaro ed incazzato, il Guardasigilli, mentre ventila l'ipotesi di dimissioni. Io non so perchè la Lega ce l'abbia così tanto con i tribunali dei minori, nè mi aiuta a capirlo questo manifesto che ho trovato sul loro sito (sembra quello di Zelig). La riforma dell'eccelso costituzionalista Castelli prevedeva l'abolizione dei tribunali per minori e il trasferimento delle loro competenze ai tribunali ordinari, con l'istituzione di sezioni specializzate in ogni tribunale, oltre l'abolizione dei consulenti esterni sostituti da ausiliari permanenti del giudice. Ora, caro ministro e cari lumbard, voi non siete chiaramente pratici con il diritto (e non solo). Vedete, il tribunale dei minori non si deve comportare come gli altri uffici giurisdizionali civilistici, che hanno il compito di tutelare i diritti. Il tribunale dei minori non tutela alcun diritto, ma persegue un interesse, quello del minore; esattamente cerca la soluzione migliore per il minore. Questo è il punto centrale: le disavventure che possono capitare ad un minorenne nella sua famiglia sono molto varie e molto particolari, spesso attengono più a fattori psicologici che pratici: ecco perchè nella tutela dei minori non si possono tipizzare le situazioni e le fattispecie eccessivamente. Si rischia di creare un mostro giuridico (quale quello a cui avrebbe dato vita la riforma dell'Ing. Castelli, il quale sta al diritto quanto un diabetico alla sachertorte) che perde la sua funzione primaria, con notevole danno (morale e giuridico) per i diretti interessati. Mi sembra che questo governo, in particolare la Lega, abbia la sindrome dello sfasciacarrozze: non importa se quello che è stato fatto prima è bello o brutto; siccome non è stato fatto dai sacerdoti del Dio Po', si distrugge e si rifà qualcos'altro (il più delle volte, schifoso).




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5 novembre 2003

Macchè conflitto, gli interessi vanno d'amore e d'accordo!

Salve, mi chiamo Mario Rossi e vivo in un palazzo costruito dal Presidente del consiglio. Lavoro in un azienda il cui azionista principale è il Presidente del Consiglio. L'assicurazione dell'auto con la quale mi reco al lavoro è anch'essa del Presidente del Consiglio. Tutte le mattine acquisto il giornale di proprietà del Presidente del Consiglio e, dopo il lavoro, vado a fare la spesa in un supermercato del Presidente del Consiglio, per comprare i prodotti di aziende del Presidente del Consiglio.

Alla sera guardo le TV del Presidente del Consiglio, nelle quali i film (spesso prodotti dal Presidente del Consiglio) sono continuamente interrotti da spot realizzati dall'agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio. Quando mi stufo vado a navigare su Internet con il provider del Presidente del Consiglio: cerco i risultati delle partite di calcio, perchè faccio il tifo per la squadra del Presidente del Consiglio.

A volte vado al cinema, nella catena del Presidente del Consiglio, e proiettano un film prodotto dal Presidente del Consiglio, anticipato dagli spot prodotti dal Presidente del Consiglio. Altre volte invece sto a casa e leggo un libro o una rivista, editi da una delle case editrici del Presidente del Consiglio.

Naturalmente, come in tutti i paesi democratici, il parlamento, la cui maggioranza è saldamente in mano al Presidente del Consiglio, vota le leggi, che spesso sono redatte dal governo presieduto dal Presidente del Consiglio, il quale, ovviamente, governa nel mio esclusivo interesse.




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4 novembre 2003

Santi numi

Ecco a voi la pubblicità dei Ds apparsa su Sette e Il Venerdì di questa settimana...




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